Tra realtà e fantasia

La decisione


Sandro se ne tornava lentamente a casa, le mani in tasca e il collo del giaccone stretto intorno al collo per contrastare il vento di quel marzo particolarmente freddo,.

Un’altra giornata trascorsa nella speranza di rientrare e ritrovarla là ad aspettarlo come un tempo.

Niente…tutto è fermo e immutato in quelle stanze stranamente vuote pur piene di oggetti carichi di ricordi di una vita vissuta insieme. Momenti in cui tutto sembrava filare liscio anche se la routine non gli faceva certo apprezzare quella vita, ma oggi? Oh, quante volte ha desiderato poter tornare indietro per manifestarle quanto lei fosse importante!Passato è l’attimo fuggente e ora…Sandro percepisce intorno a lui strane presenze, rivive momenti che pensava scordati, c’è ancora nell’aria l’odore del suo profumo !

Non sa quanto ancora potrà reggere quest’angoscia, lui che sa di essere l’artefice di quanto è accaduto, lui che trascorreva le sue giornate senza accorgersi della muta richiesta di aiuto che lei gli rivolgeva guardandolo negli occhi. Le stanze sono piene dei suoi ricordi e a lui non basta; se non potrà più averla vicino toccherà a lui raggiungerla e scrivere la parola fine di questa storia. Un freddo improvviso lo assale e, eancora avvolto nel suo giaccone, si versa da bere.

Stavolta non può tirarsi indietro, tutto è preferibile a questa solitudine.

Guarda il ritratto di quell’ultima fotografia insieme, quando ancora erano felici e fiduciosi nel futuro e butta giù l’ultimo sorso di questo wisky il cui gusto non riesce a coprire il sapore amaro del veleno.

L’ultima cosa che i suoi occhi vedono e il sorriso di lei e la sua mano che sembra accoglierlo da quella foto di fronte a lui.

Il giardino incantato


Il mondo si è fermato per mer me quel giorno quando mi dissero che il mio piccolino, il più piccolo dei miei nipotini, aveva la leucemia. Hanno un bel dire i medici che una buona metà degli ammalati guarisce…ma l’altra metà?

Nulla è più stato come prima e ora che tutto il percorso della terapia: cura, trapianto e di nuovo cura, è stato fatto..non ci resta che aspettare e sperare. Il piccolo Alressandro e la sua mamma sono venuti a stare un po’ da me in campagna, sperando che questo giovi alla convalescenza. Speravo che averlo vicino mi avrebbe fatto sentire meglio, ma non avevo messo in conto la sofferenza che provavo nel vedere quel bambino, un tempo vispo e allegro, lottare contro il male.

Quando non riuscivo più a reprimere le lacrime, me ne scappavo in giardino e lì davo sfogo al mio pianto e alle mie recriminazioni sul perché Dio avesse permesso tutto quanto. Guardavo la Natura rigogliosa dare vita alle mie piante e pensavo a quanto fosse ingiusto vedere quella del mio bambino spegnersi.

Un giorno, all’improvviso, scorsi Alessandro alle mie spalle e mi chiese del perché piangessi.   –Vedi- gli dissi col tono che usavo quando gli raccontavo le favole, -sto piangendo perché penso che il mio giardino sia triste quando vede i suoi fiori appassire  per quanto si sforzi di dar loro tutto il nutrimento possibile per tenerli iun vita!-

Nonna- mi disse allora Ale, -pensi che se io chiedo al tuo giardino di dare anche a me un po’ della sua forza, potrò tornare ad essere come prima?-

Come dirgli che nella vita reale certe cose non accadono? Trovai più semplice assecondare questa sua fantasia e iniziò così il nostro gioco:

Forse pensate che era follia la nostra, ma male non faceva e allora ci sdraiammo sul prato a contatto dell’erba verdeggiante e tenendoci per mano rivolgemmo una tacita richiesta d’aiuto alla Terra.

Ogni giorno ce ne ne andavamo quasi di nascosto, per non essere derisi,e ce ne stavamo lì in giardino per un po’ e guardare i fiori e il prato che si riempiva di mille colori.

Vedevo che Alessandro era contento e che tornava da questa nostra scappatella come rinvigorito con le guance rosse e una luce negli occhi.

Potere della suggestione, pensavo, e magari era proprio così o forse era la terapia che cominciava a funzionare, ma Ale sembrava proprio stare meglio.

I giorni passavano e quell’angolo di giardino non aveva più segreti per noi che ne conoscevamo ogni filo d’erba e ogni bocciolo di pratolina che era nata.

Oggi Alessandro ha fatto le analisi di controllo: sono negative e sembra proprio che la malattia sia regredita e speriamo sconfitta!

Ho sentito allora il bisogno di tornare ancora una volta nel nostro posto segreto che aveva accolto la nostra richiesta di aiuto e….non datemi della visionaria, ma là dove dove si sdraiava Alessandro l’erba era appassita, di un verde sbiadito…e sembrava quasi di vedere la sagoma del suo corpicino.

Direte che era normale, visto che era stata schiacciata per tanto tempo, ma allora perché il posto dove ero sdraiata io non lo era?

Sembrava quasi che avesse assorbito tutto il male di Ale e gli avesse dato in cambio la sua linfa vitale.

Non saprò mai se è stata una mia fantasia, ma so che a volte l’inspiegabile può accadere e che la forza della Natura è immensa…basta crederci e sperare.

Nulla è per sempre


Vorrei che l’alba

ci trovasse ancora una volta

insieme abbracciati.

Tanto tempo è passato

eppure sembra ieri

che con occhi stupiti

vedevo sorgere il sole

tra le tue braccia…

E ora sono qua,

in questo letto troppo grande,

come se non ci fossimo mai lasciati.

Il sole sorge ogni mattina

come è sempre stato

e sempre sarà

e i giorni scorrono lenti

come non mai.

Tutto sembra immutato,

ma per me, senza te,

è tutto cambiato.

Nulla è per sempre!

Più nulla


Dietro i vetri di una finestra chiusa

guardo fuori la pioggia battente.

I miei sensi, espansi all’ennesima potenza,

quasi percepiscono il suono

di ogni singola goccia d’acqua

che cade sui ciottoli del cortile.

Il tuo biglietto stropicciato tra le mani

ancora una volta mi ricorda

che ormai non ci sei più.

Più niente delle nostre passeggiate al crepuscolo,

più niente delle nostre serate accanto al camino

a raccontarci le cose del giorno trascorso.

Tutto è cambiato in un lampo,

lo stridio dei freni sull’asfalto

e la tua vita, la mia vita hanno smesso di essere.

Che senso continuare a ricordare ?

Come le gocce di pioggia

si dissolvono al suolo,

così la mia vita, allo stridio di quei freni.

Stella perduta


Perchè mai

guardo il cielo buio

in cerca di stelle?

Sola, disperata,

si perde il pensiero

vagando di stella in stella,

tentando di scoprire disegni

di costellazioni lontane.

Lontane come lo sono io

dalla luce che tu riflettevi.

Divaga la mente,

rifiuto assoluto

di un presente

non ancora accettato.

Troppo tardi ho scoperto

che eri tu la mia stella!

Il giorno più bello


Dura è la terra all’attacco del contadino,

dura è la vita quando il fato si accanisce

su quanto hai di più caro!

Devi stringere i denti,

alzare lo sguardo e tirare avanti.

E’ difficile, quasi impossibile,

ma se ascolti un bimbo malato

che alla domanda:

“Qual è il giorno più bello della tua vita?”

risponde pensandoci solo un istante:

“Sono belli tutti quanti!”

Allora, Signore,

ti prego dimentica questo mio sfogo

e dammi soltanto la forza

per accettare tutto quanto mi mandi.

Testa e cuore


Un giorno Cuore si svegliò e si accorse che la giornata era piena di luce e che la rugiada del prato sembrava fare mille promesse. Era un pezzo che non si svegliava così, troppo preso dai tanti affanni con cui conviveva; troppo preso a sognare strade mai battute. Aveva dimenticato che in ognuno di noi la Felicità cova sotto la cenere e che basta un piccolo alito di vento a ravvivare quel fuoco.

Chiamò allora Testa e le disse- Ho sbagliato a isolarmi da te e a fare da solo le mie scelte,  è solamente camminando insieme che possiamo sperare di essere felici.-

- Aiutami a ricucire le mie ferite e ti prometto che da ora in poi ti ascolterò e prenderò il buono che mi suggerisci.-Non è colpa mia se la vita la vivo fino in fondo ed ho sempre amore da dare.-

- Aiutami e ti prometto che non penserò più a quello che sarebbe potuto accadere e ai momenti dolorosi che ho vissuto. Con te al mio fianco, se soltanto lo vogliamo…Cuore e Testa insieme, potremo cercare la Felicità. Non voltiamoci indietro..il meglio deve ancora venire!

Caffè pagato


Lo sapevo fin dall’inizio che la mia era una storia sbagliata. Quante volte avevo ascoltato storie simili alla mia e ne ero rimasta sorpresa.

Si,  sorpresa,  perchè mi chiedevo come potesse succedere che belle e intelligenti ragazze si facessero coinvolgere sentimentalmente da uomini impegnati ,  magari con moglie e figli alle spalle e che potevano offrire loro solo briciole del loro tempo.

Razionalmente pensavo che non ci si può aspettare niente da storie simili che ti inquadrano automaticamente al secondo posto. Così pensavo,  fino a quando non è successo a me..e vi assicuro che non me la sono cercata!

Semplicemente è successo ed è stato come se tutto il resto non contasse nulla, nemmeno i valori in cui avevo sempre creduto. Ma c’è qualcosa di distorto in un amore fatto di bugie, sotterfugi e incontri clandestini: dopo un poco vuoi di più e un pezzetto di te muore ogni volta che lo sai insieme a lei.

Ed ora….eccoci qui, ancora una volta in questo squallido bar fuori mano  bevendo un caffè, ad analizzare la nostra storia e sappiamo entrambi che è arrivata al capolinea perché davanti ad una scelta…hai deciso di rimanere con “ lei”.

Io sono  “l’altra” ed avrei dovuto immaginarlo che sul piatto della bilancia pesano i figli e gli anni trascorsi insieme.

Certo, una parte di me,  quella lucida e razionale lo sapeva già che sarebbe finita così ed ora…forza scriviamo l’ultimo atto.  Butto giù quest’ultimo caffè, amaro come non mai,  e mettiamo fine a questa storia.  Mi alzo e lo guardo….non c’è più  niente da dire, solo “Ciao. E’ stato bello incontrarti ma non cercarmi più!”

Mi volto, mi avvicino alla cassa e chiedo: “ Quanto per due caffè  più uno pagato?”

Qualcuno domani lo berrà e non saprà mai quanto dolore c’era in chi glielo ha pagato!

P.S.

L’usanza di pagare un caffè extra x qualcuno che non può permetterselo è prettamente napoletana.

La luce della notte


Osservo il buio profondo
del cielo notturno,
in cerca di una luce, di una stella
che m’illumini il cammino.
Scavo nel profondo del mio animo
in cerca di qualcosa
che mi dia la forza
di andare avanti.
Mi accorgo che là
dove l’amore non basta…
nasce il male:
Quel male di vivere
che ti prende ogni volta
che ti guardi intorno
e non trovi la soluzione
per i tuoi problemi.
Ah! Diventare muta
per far tacere il mio cuore.
Ah! Diventare sorda
al richiamo dei miei desideri!
E poi…finalmente col sonno
la mia coscienza si acquieta,
la mente riposa ed accoglie
i miei sogni più belli,
quelli che il giorno
mi nega ogni volta

Scambiamoci un segno di pace


Sono tutti lì…i parenti di lei e quelli di lui. Tutti ben vestiti e impomatati; le signore hanno persino il cappello. Si è  voluto fare le cose in grande stile, bisogna dimostrare di essere gente di un certo livello!

Premesso che come fosse riuscito a sbocciare l’amore fra Andrea e Luisa restava un mistero, i due ( novelli Giulietta e Romeo ) abitavano nello stesso caseggiato di periferia dove le liti erano all’ordine del giorno. Si litigava x tutto: dai panni stesi al balcone ai tappeti battuti fuori orario e così via. Andrea era il figlio di “ quelli del piano di sopra e Luisa era la figlia di “quelli del piano di sotto” Se ci s’incontrava sull’ascensore, piuttosto che parlarsi ci si guardava le scarpe o il soffitto…ed era in questo contesto che era cresciuto l’amore fra i  ragazzi.

In qualche modo i due erano riusciti a far superare tutto ciò alle proprie famiglie fino alle scelte sull’organizzazione del matrimonio che aveva scatenato nuovamente la guerra.

Ora sono tutti lì riuniti in chiesa,  i familiari della sposa  rigorosamente a destra e quelli dello sposo a sinistra che aspettano l’arrivo della sposa . Eccola…finalmente! Le note della marcia nuziale , l’ingresso  di Luisa raggiante fino all’altare dove l’aspetta Andrea. Si siedono emozionati e aspettano che entri il prete.

“Facciamoci il segno della croce” Così Don Carlo inizia il rito, gli sposi si devono alzare…e qui ci scappa il primo inchippo.

La mamma della sposa vuole assolutamente andare a sistemare il lungo strascico di Luisa e la mamma di Andrea borbotta in tono tutt’altro che basso- Ecco, deve sempre mettersi in mostra; poteva anche farsi un vestito meno sontuoso!-

- Perché? Lo hai mica pagato tu- le ribatte l’altra.- Certo che no. Ci mancava anche che comprassi l’abito, dopo che abbiamo dovuto addobbare la chiesa come al matrimonio di una principessa! Quasi si aggrediscono e allora Don Carlo, alzando di un tono la voce, continua a officiare il rito: – bla bla bla, bla bla bla…- vengano i testimoni ! -

Si fanno avanti i due testimoni scelti dagli sposi, uno dei quali”poveretto” leggermente claudicante.

-Ecco, pure il testimone zoppo ci mancava. Uno sano non lo potevano scegliere..no?-

Non l’avesse mai detto, il padre dello sposo che aveva parlato si vede spintonato dal consuocero , offeso perché “ lo zoppo” era suo fratello.

Andrea e Luisa, imbarazzatissimi,  li guardano con occhi supplichevoli affinchè la smettano.

Le note dell’Ave Maria salvano la situazione che sta ormai degenerando e finalmente le attese parole: -Vi dichiaro marito e moglie!- I neosposi traggono un sospiro di sollievo e si baciano. Facessero pure quello che volevano, ormai era fatta!

A questo punto Don Carlo, alzando decisamente la voce dice: – Scambiatevi un segno di pace! –

Miracolo! I due schieramenti: quelli del piano di sopra e quelli del piano di sotto si danno una vigorosa stretta di mano… a dire il vero quasi se la stritolano!